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ALOINA E ANTRACHINONI DELL’ALOE VERA: PERCHÉ È IMPORTANTE ELIMINARLI

di Massimiliano Muraca — 22/09/2026

ALOINA E ANTRACHINONI DELL’ALOE VERA: PERCHÉ È IMPORTANTE ELIMINARLI

Quando si parla di Aloe Vera, spesso si sente dire che “l’Aloe fa bene”. Ma la domanda più importante dovrebbe essere un’altra: quale parte della pianta stiamo utilizzando?

La foglia dell’Aloe barbadensis Miller non è composta soltanto dal gel trasparente che conosciamo. Tra la parte esterna verde e il gel interno si trova il lattice di Aloe, una sostanza giallastra e amara che contiene diverse molecole appartenenti alla famiglia degli antrachinoni, tra cui soprattutto aloina A e aloina B.

Ed è proprio qui che bisogna fare attenzione.

CHE COS’È L’ALOINA?

L’aloina è uno dei principali composti presenti nel lattice della foglia di Aloe Vera ed è un derivato idrossiantracenico.

Il lattice ha caratteristiche molto diverse dal gel interno. È amaro e possiede una marcata attività lassativa. L'assunzione orale di quantità significative di lattice può provocare crampi addominali, dolori e diarrea.

Per questo, quando l’Aloe viene destinata al consumo alimentare, il processo produttivo deve essere progettato per ridurre drasticamente la presenza di aloina e degli altri derivati idrossiantracenici.

Non si tratta quindi di eliminare una sostanza “inutile”: si tratta di separare ciò che si vuole utilizzare dal materiale che può creare problemi.

PERCHÉ GLI ANTRACHINONI DESTANO PREOCCUPAZIONE?

Il problema diventa particolarmente importante quando si parla di consumo prolungato e di quantità elevate.

Alcuni derivati idrossiantracenici sono stati associati a effetti genotossici e, negli studi animali, all'insorgenza di tumori. In particolare, l'IARC ha classificato l'estratto di Aloe Vera whole leaf non decolorizzato come possibile cancerogeno per l'uomo. È importante però precisare che questa classificazione riguarda quello specifico tipo di estratto, caratterizzato dalla presenza delle componenti della foglia non adeguatamente rimosse, e non il normale gel interno di Aloe opportunamente lavorato.

Anche il National Toxicology Program ha studiato un estratto di foglia intera non decolorizzato contenente livelli molto elevati di aloina, osservando nei roditori effetti associati al consumo di questo materiale.

Questa distinzione è fondamentale perché dire semplicemente “l’Aloe è cancerogena” sarebbe una conclusione troppo generica e scientificamente scorretta.

La questione riguarda soprattutto la presenza e la concentrazione degli antrachinoni e il tipo di estratto utilizzato.

COSA SUCCEDE SE L’ALOina NON VIENE RIMOSSA?

Il primo effetto che può comparire è quello lassativo.

Un'eccessiva presenza di derivati antrachinonici può provocare diarrea, crampi e dolori addominali. Inoltre, un uso prolungato di lassativi antrachinonici può creare problemi legati alla perdita di liquidi ed elettroliti.

Ma la questione più delicata riguarda gli effetti osservati negli studi tossicologici sulla foglia intera non decolorizzata, dove la concentrazione di aloina era molto superiore a quella dei prodotti alimentari adeguatamente processati.

Ecco perché oggi la lavorazione dell’Aloe destinata all’assunzione orale è diventata un passaggio fondamentale.

COME SI ELIMINANO GLI ANTRACHINONI?

Esistono principalmente due approcci.

Il primo consiste nell'utilizzare soltanto il gel interno della foglia, eliminando la parte esterna e il lattice prima della lavorazione.

Il secondo prevede la lavorazione della foglia intera, seguita da specifici processi di purificazione e filtrazione, tra cui la decolorazione con carbone attivo, che serve a rimuovere gran parte dei composti fenolici e degli antrachinoni.

L'EFSA descrive proprio questo processo: la foglia intera può essere macinata e successivamente sottoposta a filtrazioni con carbone per rimuovere i derivati idrossiantracenici.

Per i prodotti alimentari a base di Aloe opportunamente purificati, la presenza residua di aloina viene portata a livelli molto bassi; nella letteratura relativa ai prodotti commerciali si fa frequentemente riferimento a 10 ppm o meno come livello di riferimento per l'aloina nei prodotti destinati al consumo orale.

E QUI ARRIVIAMO AL COLORE

C'è un particolare che molte persone notano quando confrontano diversi prodotti a base di Aloe Vera: alcuni sono praticamente trasparenti o molto chiari, altri hanno un colore più verdognolo o torbido.

Ma attenzione: il colore da solo non permette di stabilire se un prodotto contiene aloina oppure no.

Un prodotto ottenuto dalla lavorazione della foglia intera può partire proprio dalla macinazione o dalla triturazione dell'intera foglia, comprese le parti verdi esterne. Successivamente, se viene sottoposto a un adeguato processo di purificazione e decolorazione, gli antrachinoni vengono rimossi in larga parte.

La presenza di una colorazione verdognola può quindi essere legata alla materia prima utilizzata e al processo produttivo, ma non possiamo affermare semplicemente che “se è verde contiene aloina”. Per sapere realmente quanto ne contiene servono analisi chimiche, come la HPLC, non l'osservazione del colore.

Ed è proprio questo il concetto che dovrebbe guidare il consumatore:

non basta guardare una bottiglia di Aloe Vera. Bisogna sapere come è stata ottenuta, quale parte della foglia è stata utilizzata e come è stata purificata.

L'Aloe Vera è una pianta estremamente interessante, ma la qualità del prodotto finale dipende anche dalla qualità del processo.

Il vero valore non è semplicemente “avere tutta la foglia dentro”.

È sapere cosa conservare della pianta e cosa eliminare.

E nel caso dell'Aloe Vera, l'aloina e gli antrachinoni presenti nel lattice sono proprio tra le componenti che devono essere attentamente controllate quando il prodotto è destinato al consumo orale.

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