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salute e benessere

un pizzico di ironia ci vuole

di Pamela Pugliese — 01/10/2026

Se vedo un altro frullato al carbone attivo, mi iscrivo alla bocciofila

Guida semiseria per sopravvivere all'ennesima rivoluzione alimentare (e ritrovare la pace con il piatto)

Parliamoci chiaro: un tempo il cibo era una cosa semplice. Avevi fame? Mangiavi. C’era una festa? Si faceva la torta. Volevi rimetterti in sforma per l'estate? Toglievi la maionese dal sandwich per tre settimane e la vita andava avanti.

Oggi no. Oggi per mangiare un pomodoro devi prima verificare il suo ascendente zodiacale, assicurarti che sia stato colto durante il solstizio d’estate da un monaco tibetano e controllare che non contenga “antinutrienti tossici secreti dalle piante per conquistare il mondo”.

Benvenuti nell’era in cui la nutrizione non è più una scienza, ma una sfilata di moda ad alta tensione.

La fiera dell'assurdo: dal “senza tutto” all'ingrediente miracoloso

Ogni sei mesi c'è un nuovo nemico pubblico numero uno e un nuovo ingrediente salvifico che costa come il rodio al grammo.


Siamo passati dal nutrirci al collezionare etichette. Entri al bar e senti ordinazioni che sembrano codici fiscali: "Un decaffeinato d'orzo al vapore, latte di anacardi spremuti a freddo, senza zuccheri aggiunti ma con due gocce di lacrime di unicorno bio".

Ma la domanda vera è: ci stiamo davvero facendo del bene o stiamo solo seguendo un trend TikTok per sentirci performanti?

La trappola del “mangiare perfetto”

Sia ben chiaro: sapere cosa mettiamo nel piatto è fondamentale. Non vi sto dicendo di fare colazione con patatine fritte e bevande gassate (anche se l'idea, una volta ogni tre anni, ha il suo fascino). Il punto è un altro: abbiamo trasformato la cura di noi stessi in una punizione corporale.

Rincorriamo l'addominale scolpito o la pelle di porcellana eliminando gruppi alimentari come se fossimo in una puntata di Survivor. Ci dimentichiamo che la salute non è un’equazione matematica e il nostro corpo non è un motore da Formula 1 da spingere al limite con la super-benzina del momento.

Volersi bene è un'altra cosa. Ed è un lavoro a due strati:


1. L'esterno (Perché anche l'occhio vuole la sua parte, ed è giusto così)

Prendersi cura del proprio corpo, vederlo forte, attivo e in salute è una sensazione meravigliosa. Ma la forma fisica ideale non è quella della modella ritoccata con l'intelligenza artificiale; è quella che ti permette di salire tre rampe di scale senza dover chiedere l'estrema unzione e di specchiarti sorridendo. Il cibo deve alimentare questa forza, non prosciugare le tue energie mentali in calcoli ossessivi.


2. L'interno (Quello che le diete "hype" si dimenticano sempre)

Che senso ha mangiare l'insalata di cavolo riccio scondita se poi la mangi con il fegato eroso dall'ansia? La salute mentale ed emotiva fa parte della nutrizione. Il cibo è anche convivialità, ricordi, conforto, festa. Se una cena fuori con gli amici diventa una fonte di stress perché "non so se l'olio era spremuto a freddo", stiamo nutrendo i muscoli ma stiamo facendo morire di fame l'anima.

Il mio consiglio (da chi le ha viste passare tutte)

Smettetela di rincorrere il superfood della settimana. Non esiste la bacchetta magica in polvere e non esiste l'alimento demoniaco che vi rovinerà la vita in un boccone.

La vera nutrizione — quella seria, sostenibile e intelligente — si basa su poche e semplicissime regole:


  1. Varietà e buonsenso: Mangiate cibo vero, colorato, fresco per la maggior parte del tempo.
  2. Niente colpevolizzazioni: La pizza del sabato sera non annulla una settimana di scelte sane. Si chiama "vivere".
  3. Ascolto: Imparate a sentire di cosa ha bisogno il vostro corpo, non quello che dice l'influencer di turno con la lampada ad anello puntata in faccia.

Amiamoci di più e stressiamoci di meno. La salute vera non è un trend da sfoggiare su Instagram: è quell'equilibrio silenzioso che vi fa alzare dal letto la mattina con l'energia giusta e il sorriso sulle labbra.

E adesso scusatemi, vado a mangiarmi una mela. E sì, ha la buccia normale, non è stata benedetta da nessuno.

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